Perché ricordare i nostri limiti?

Viaggio a Vienna Gennaio 2023 

Reduce da un affascinante viaggio a Vienna mi fa piacere condividere con voi, lettori, alcune riflessioni.

Al Leopold Museum c’è una bellissima mostra “Vienna e il 1900” in cui vengono esposte opere di artisti Viennesi del 1900.

C’è una stanza che ha la funzione di  rendere consapevoli i visitatori che nell’arco di 25anni, dal 1900 al 1925, a Vienna vissero Persone di alto calibro come: Josef Hoffmann (architetto), Juluis Wagner (premio nobel per la medicina),  Rosa Mayreder (musicista, pittrice e femminista), Robert Musil (scrittore e drammaturgo), Bertha Von Suttner (scrittrice, insignita nel 1905: premio Nobel per la pace), Alma Mahler (compositrice e scrittrice),  Gustav Mahlar (compositore e direttore orchestra), Max Reinhardt ( regista teatrale), Wilhelm Reich (psichiatra, psicanalista), Otto Wagner ( architetto e urbanista) , Paul Klint (pittore), Arthur Schnitzler (scrittore, drammaturgo e medico), Sigmund Freud (neurologo, psicoanalista e filosofo, fondatore della psicoanalisi), Adolf Logos (architetto austriaco, considerato uno dei pionieri dell’architettura moderna),  Ludwig Wittgenstein (Filosofo austriaco-britannico che ha lavorato principalmente nella logica, nella filosofia della matematica, nella filosofia della mente e nella filosofia del linguaggio. È considerato da alcuni il più grande filosofo del XX secolo)  e tanti altri che potete vedere nella foto sopra.

Pensare che tutte queste persone vivevano tutti nello stesso periodo e nella stessa città, mi fa immaginare che pullulio di idee, innovazione,  creatività e fermento artistico, intellettuale ci fosse.

Di uno di loro, ancora non citato, vorrei parlare oggi.

Egon Schiele, pittore e incisore austriaco.

Egon Schiele  nella sua breve vita ci ha lasciato circa 340 dipinti e 2800 tra acquerelli e disegni.

Perché vorrei parlare di lui? Perché i suoi quadri sono viaggi turbolenti nella psiche umana. Perché ogni suo quadro richiede una riflessione forte sulla esistenza e sulla morte. Schiele fu anche poeta e fedele lettore di Rilke dalle cui poesie trasse ispirazione per alcuni suoi quadri.

Le figure scarne, ossute, gli occhi grandi spalancati, impauriti sul mondo non possono che far sorgere turbamento e/o domande all’osservatore delle sue opere.

Morì a 28 anni di spagnola, dopo alcuni giorni dalla morte della moglie incinta.

Morì nel 1918 al termine della prima guerra mondiale. Le ultime sue parole furono ”ora che la guerra è terminata è ora che io vada”

  Il concetto di vita e di morte è il tema delle sue opere.

Vita e morte sono strettamente collegate. La vita non può esistere senza la morte. La morte non può esistere senza la vita.

Un suo quadro intitolato “Vedo me stesso” rappresenta questo concetto molto bene.    

Un autoritratto di se stesso e dietro di lui se stesso morto.

La dualità. Guardandosi allo specchio non può che vedere se stesso e  se stesso morto.

Perché trovo questo concetto così rivoluzionario ed importante oggi?

Perché oggi immersi in una cultura narcisistica, edonistica, vanitosa, con deliri di onnipotenza, l’uomo si dimentica e vuole dimenticare i suoi limiti, li vuole negare.

Come umani siamo limitati e una funzione della morte è ricordarcelo.  Le domande che fanno sorgere i quadri di Schiele sono:

Come vivresti la tua vita oggi se sapessi che è l’ultimo giorno? Quanta passione quanta voglia di vivere e gioia esprimeresti oggi, sapendoti ancora vivo, per poco?

Cosa diresti che non stai dicendo?

Quanto amore esprimeresti che stai soffocando?

Cosa faresti che non stai facendo per lasciare una traccia di te NEGLI ALTRI ancora più incisiva?

 La grandiosità della vita vera, vissuta passa attraverso un continuo rimando alla morte.

Negando la morte si nega la vita.

Ecco quello che ci ricorda questo Artista di così elevata profondità con i suoi quadri. Lui che, vivendo con il concetto della morte ben presente, ha creato opere di così tale forza e impetuosità da essere MESSAGGI URLATI/SBATTUTI in faccia  AGLI UMANI  e quindi ancora oggi molto attuali.

Ricordare agli umani che ogni giorno in più di vita è un regalo che va onorato e non sporcato con la nostra vanità e onnipotenza.