Il tuo peggior nemico è il tuo miglior maestro.

Hal e Sidra Stone Ph. fin dagli anni ’70 hanno sviluppato il metodo Voice Dialogue, conosciuto in Italia anche come Dialogo delle Voci. La cornice teorica di questo metodo è la Psicologia dei Sé, secondo la quale l’IO non è una realtà monolitica, ma è costituito da una molteplicità di aspetti (o Sé interiori).

Da questa teoria emerge che ognuno di noi si identifica solo con alcuni Sé primari e ognuno di noi è profondamente convinto di essere solo questo. Talmente tanto convinto che tutto ciò che esprime caratteristiche in opposizione a quello che noi pensiamo di essere ci crea fastidio, irritazione, a volte rabbia nei confronti dell’altra persona che li manifesta.

Faccio un esempio: chi si identifica con un sé Responsabile proverà  irritazione verso quelle persone che sono irresponsabili.

Chi ha un sé Attivista, che si valorizza nel fare, proverà  irritazione verso quelle persone che non fanno, rimandano.

La teoria di Voice Dialogue dice che ogni volta che c’è GIUDIZIO, IRRITAZIONE, FASTIDIO, questi sono allarmi che ci stanno indicando che noi, come sistema, non siamo equilibrati. E’ come la luce rossa sul cruscotto della macchina che avvisa che qualcosa non va in noi e non negli altri.

Gli altri sono solo specchio di un nostro disequilibrio interiore.

Cosa vuol dire?

I Sé  di cui noi tutti siamo formati coesistono in un principio sistemico di omeostasi. Sono un sistema in polarità.

Esempio:

Responsabile – Irresponsabile

Perfezionista – Superficiale

Attivista – Pigro  Etc.

Questo comporta che tanto più noi siamo responsabili tanto più il sistema in cui noi ci relazioniamo ci farà incontrare persone irresponsabili per un fattore di bilanciamento.

Tanto più noi ci identifichiamo con un Sé tanto più si alzerà il Sé contrario che si manifesterà nel nostro giudizio, fastidio irritazione verso l’Altro che lo agirà.  

E’ l’eccesso che deve essere ridimensionato: l’eccesso di perfezione, di attivismo, di responsabilità metterà in moto l’eccesso dei contrari.

Quindi l’altro che ci dà fastidio e ci irrita non è altro che un  campanello d’allarme per dirci che noi dobbiamo diminuire la nostra parte responsabile ed integrarla a piccole dosi con la parte irresponsabile nel modo in cui noi riteniamo più adatto a noi.

Non sono i nostri amici quelli da cui apprendiamo ma i nostri nemici, gli altri più lontani e distanti da noi. Sono loro che ci possono permettere di farci delle domande e da quelle iniziare un processo di inclusione interna che comprenda e abbracci non solo la nostra parte responsabile ma anche quella irresponsabile, utile e di pari dignità, perché a volte ci può regalare momenti di sana leggerezza.  

Per fare questo andremo oltre i nostri giudizi sul concetto di Irresponsabilità per trovare i lati positivi che la parola irresponsabile porta con sé: esempio  si può tradurre nella capacità di restituire la responsabilità ad altri quando non è nostra. Chi ha un sé responsabile molto forte questo generalmente non lo fa, ma si carica anche delle responsabilità degli altri.   

Possiamo lavorare solo su di noi e non sugli altri: iniziare da noi per primi ad integrare dentro di noi quelle Parti che non ci piacciono negli altri, perché quando le avremo integrate gli Altri non ci daranno più fastidio.  

Nel team questo lavoro è fondamentale quando ci sono conflitti espressi e non, per iniziare un processo di integrazione e di fiducia.

Volete saperne di più di come si lavora su questo processo di integrazione? Partecipa al webinar https://www.eventbrite.it/e/biglietti-quel-collega-che-non-sopporti-come-gestirlo-594083759517