E’ SEMPRE GIUSTO OBBEDIRE ALLE LEGGI?

L’OBBLIGO POLITICO E LA DISOBBEDIENZA CIVILE: UN DILEMMA ETICO

Ieri sera mentre cenavo è apparsa questa notizia al telegiornale: https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2024/11/03/studentessa-iraniana-si-spoglia-per-protesta-contro-la-polizia-arrestata.-amnesty-percosse_a0509dbe-34be-4516-a821-19bb83ef31e4.html

Nella prima immagine si vede una Ragazza ventenne che indossa solo indumenti intimi, i capelli lunghi sciolti, seduta su un muretto dell’Università, nella completa indifferenza di chi la circonda, gruppi di persone parlano non curanti,  nessuno la guarda tranne  quelli che stanno riprendendo con il cellulare la scena. Dove siamo? Siamo in Iran e la ragazza si è appena rifiutata di portare il velo. Si è lentamente tolta tutti gli indumenti, poi seduta sul muretto dal quale discende e si incammina con sguardo dritto e movenze apparentemente tranquille. Passa di fianco ad altri ragazzi e ragazze, nessuna la degna di un sguardo. Chissà che cosa starà pensando? Chissà che emozioni starà provando? Un senso di libertà nato da un sprigionamento di una pulsione primordiale (Marcuse)?  Prosegue fino a quando viene affiancata da una macchina della Polizia e caricata su di essa. Quanta violenza subirà? Il suo corpo sopravvivrà agli stupri, violenze verbali e corporee che probabilmente l’aspettano? 

In seguito il Regime la dichiarerà folle e la internerà in un ospedale psichiatrico.

Primo Levi nel libro “ I sommersi e i Salvati” narra la sua permanenza nel lager di Auschwitz. In esso racconta di prigionieri funzionari che assoldati dai Kapos compivano atti di inutile cattiveria verso gli stessi compagni di prigionia. Levi scrive: “quanto è più dura l’oppressione, tanto più è diffusa tra gli oppressi la disponibilità a collaborare con il potere “ Queste persone potevano rimanere nel loro ruolo di privilegiati solo se  commettevano sui loro sottoposti le peggiori atrocità. Nota 1 in calce *

Di fronte a dilemmi di tale importanza mi sorge la domanda “io come mi sarei comportata se fossi nei loro panni?” “Avrei avuto il loro coraggio di affrontare il potere politico?”

Probabilmente all’età in cui mi trovo, dovessi trovarmi in situazioni così fortemente prive di libertà lo farei, perché non ho più nulla da perdere. Ho avuto la fortuna di vivere una vita soddisfacente, posso concluderla con un gesto di forte ribellione.

Ma se avessi 20 come la ragazza Iraniana e come Primo Levi, quando era nel lager, con una vita ancora da vivere, piena di sogni e di progetti da realizzare, che cosa farei?  La mia risposta è “non lo so”. Avrei il coraggio di vivere gesti così coraggiosi sapendo che probabilmente subito dopo il mio corpo subirebbe torture, violenze e stupri? Non lo so! 

Mi rendo conto che questa mia risposta può essere categorizzata nel concetto di mediocrità Arendtiana, pur tuttavia è da questo punto che vorrei iniziare ad argomentare il tema “E’ sempre giusto obbedire alle leggi?”

L’affermazione che i DIRITTI Naturali dell’uomo devono essere salvaguardati trova il consenso della maggioranza delle persone. I diritti naturali sono quei diritti che si ritiene ogni essere umano possegga in quanto tale, indipendentemente da qualsiasi legge o appartenenza a una particolare comunità. Sono considerati diritti inalienabili, cioè che non possono essere concessi o tolti da nessuno, perché intrinseci alla natura umana. Hobbes, Locke, Rousseau.  Quindi di fronte ad una Autorità che priva l’essere umano di tali diritti, la disobbedienza civile diventa un obbligo. Ma ne abbiamo il coraggio, consapevoli di cosa andremo incontro? 

Da qui la mia disamina sul perché obbediamo? L’obbedienza può essere trattata su 3 livelli:

·       A livello Individuale

·       A livello Comunitario

·       A livello Istituzionale /sistema Politico

A livello individuale i motivi per cui obbediamo possono essere:

  • Bisogno di approvazione: l’essere umano ha un innato desiderio di essere accettato e approvato dagli altri. Obbedire alle norme sociali può essere un modo per sentirsi parte di un gruppo e ottenere riconoscimento.
  • Bisogno di sicurezza: l’essere umano baratta la libertà per avere sicurezza. Filosofi come Hobbes e Rousseau hanno teorizzato il “contratto sociale”, un accordo implicito tra gli individui per rinunciare a parte della propria libertà in cambio di protezione e ordine sociale. L’obbedienza alle leggi sarebbe quindi un prezzo da pagare per vivere in società.
  • Evitare il conflitto: molte persone evitano il conflitto a tutti i costi. Obbedire può essere un modo per evitare discussioni, tensioni e scontri.
  • Paura del giudizio: la paura di essere giudicati negativamente può indurre le persone a conformarsi alle aspettative degli altri.
  • Autostima: obbedire può rafforzare l’autostima, in particolare se si identifica fortemente con il gruppo o con l’autorità.
  • Consistenza cognitiva: le persone tendono a cercare la coerenza tra le proprie credenze e i propri comportamenti. Una volta presa una decisione di obbedire, può essere difficile cambiarla. Su questo Primo Levi scrive diverse riflessioni anche nel capitolo “La memoria dell’offesa” del libro “I sommersi e i salvati “

A livello comunitario:

Il pensiero critico, da più Filosofi auspicato: Arendt, Adorno e Horkheimer,  si alimenta basandosi su dati certi, informazioni attendibili e capacità dell’Individuo di comprenderli e di ragionarci sopra. Viviamo in un mondo parcellizzato, fortemente specializzato, dove la conoscenza verticale su un tema priva la conoscenza orizzontali su più argomenti.

Esempio: la difficoltà di reperire informazioni attendibili in un mondo così connesso e sovraccarico di dati è un tema sempre più attuale. Ecco alcuni fattori che contribuiscono a questa complessità:

   Quantità di dati: La quantità di informazioni disponibili online è esplosa, rendendo difficile distinguere il segnale dal rumore.

  Velocità di diffusione: Le notizie si diffondono a una velocità senza precedenti, spesso prima che possano essere verificate.

  Fonti diverse: Le informazioni provengono da una moltitudine di fonti, dai media tradizionali ai social media, spesso con diversi gradi di affidabilità.

Ci  si sente sempre più fragili e vulnerabili nelle proprie decisioni. Esempio: 2020 scoppia il Corona Virus. I Media diffondono informazioni, emotivamente piene di ansia e paura. Le emozioni si spargono velocemente. Camion di morti scorrono sulle vie deserte, in quanto decreti governativi  impongono restrizioni alla libertà di movimento, tra cui l’obbligo di rimanere a casa, al fine di contenere la diffusione del COVID-19. Poi arriva l’obbligo di vaccinarsi. Dove reperire informazioni attendibili che aiutino a prendere una decisione giusta per la salute? E anche se trovate, quante persone hanno le competenze tecniche per comprenderle, dialogare e quindi decidere? *(Potere/Sapere Foucault). Nella ignoranza completa sul tema,  il conformarsi della maggioranza alle imposizioni  trascina anche quelli più scettici. La forza sistemica della  maggioranza crea un clima di intolleranza verso le opinioni e i comportamenti devianti, spingendo la minoranza a conformarsi per evitare discriminazioni. Le dinamiche sistemiche trascendono la volontà del singolo individuo che si conforma per essere dentro al sistema.  Quindi obbedisce. 

 A Livello Istituzionale/Statale Politico

Il controllo sociale, la privazione del diritto naturale della libertà di movimento, sono stati nel 2020 fenomeni attuati dalle Istituzioni e reiterati dalle stesse per parecchi mesi, allo scopo di preservare la salute pubblica. (*Bio-potere Foucault). Il conformismo di massa si è alimentato attraverso l’Industria della cultura. Non c’era trasmissione televisiva, o social che non alimentasse la leva emotiva della PAURA per favorire il conformarsi ad un obbligo legislativo.

La stessa leva Emotiva della PAURA della Guerra spinge il cittadino ad accettare e quindi a conformarsi alla decisione governativa di spendere i soldi pubblici in armamenti, piuttosto che assegnarli alla Salute Pubblica o alla Educazione. La Paura del diverso, la cultura del nemico, di chi arriva e ci toglie il nostro spazio. La comunicazione oppositiva, non inclusiva, giudicante (oggi siamo circondati da milioni di persone che giudicano: social, recensioni etc) alimenta la cultura razzista.

Perché obbediamo? Alcune possibili letture: perché viviamo in uno stato che fa della PAURA l’unica cultura possibile,  per il fenomeno della denigrazione favorito dai Media e dai Social, grazie all’anonimato, perché i bisogni primari (mangiare, bere) risultano più o meno soddisfatti. L’Industria della cultura ci riempie di false soddisfazioni che ci lasciano sempre più soli. Il sistema Capitalistico ha riempito le vite umane di COSE indispensabili, che privano la libertà, e quindi è sempre più difficile il distacco da un benessere fittizio, illusorio ma SICURO.   

Quali possibile alternative?

La disobbedienza civile non violenta:seguendo l’esempio di  disobbedienza civile non violenta, come quelledi Gandhi e Martin Luther King Jr.

Disobbedienza di massa: di fronte a manifeste violazioni dei diritti naturali una disobbedienza di massa avrebbe la possibilità di più successo nel creare un’alternativa più giusta e equa.

La responsabilità individuale: Ognuno di noi ha una responsabilità individuale nel difendere i propri diritti e quelli degli altri. Anche piccoli gesti di resistenza possono contribuire a creare un cambiamento.

La speranza: Nonostante le difficoltà, è importante mantenere viva la speranza in un futuro migliore. La storia ci insegna che anche le più grandi ingiustizie possono essere superate grazie alla determinazione e alla solidarietà

Alla termine di questa disamina la mia riflessine finale è:  a conferma del dilemma etico, non ho la risposta se io compierei o meno un gesto coraggioso come la Ragazza Iraniana. Pur tuttavia i tempi attuali invitano ognuno di noi  ad alimentare con sempre più difficoltà il pensiero critico, farsi delle domande, cercare le risposte, e soprattutto, come ci invitava Hanna Arendt, saper cogliere quei segnali che ci mettono in allerta verso una deriva totalitaria della società, che limiti e tolga i diritti naturali dell’uomo, ora minacciati.    

Nota 1:

Questo fenomeno venne definito da Levi come “Zona Grigia”: una realtà ambigua e complessa che si instaurava nei campi di concentramento. Non si trattava semplicemente di una divisione netta tra vittime e carnefici, ma di una vasta area intermedia popolata da figure ambivalenti, i cosiddetti “prigionieri-funzionari”.

Il concetto di “zona grigia” si collega strettamente a quello di “male banale” di Hannah Arendt. Entrambi mettono in discussione l’idea di un male radicato in una perversione innata, sottolineando invece come il male possa nascere da situazioni e dinamiche sociali complesse.